Il volume “Sciame sismico, sciame emotivo. Esperienze e modelli operativi di psicologia delle emergenze durante il bradisismo dei Campi Flegrei” offre l’occasione per riflettere sul ruolo della psicologia dell’emergenza nelle crisi prolungate.

Il libro raccoglie esperienze, modelli operativi e riflessioni maturate durante l’attività svolta nei Campi Flegrei da SIPEM SoS Campania, una delle realtà oggi più attive nel panorama della psicologia dell’emergenza in Protezione Civile. Guidati dalla presidente dott.ssa Sara Cicchella che nel 2025 è divenuta anche presidente nazionale SIPEM SoS e che è tra i curatori del libro, SIPEM SoS Campania attraverso il lavoro dei propri volontari e delle proprie volontarie, ha contribuito a leggere e accompagnare gli effetti emotivi di una crisi caratterizzata da continuità, incertezza e forte impatto sulla vita quotidiana delle comunità.

La presidente dott.ssa Sara Cicchella

Il libro nasce dall’esperienza collettiva e restituisce il patrimonio professionale costruito da una rete di operatori che da anni lavora sul territorio campano. Fondata nel 2016, SIPEM SoS Campania celebra nel 2026 il decimo anniversario della propria attività, un traguardo che coincide con l’organizzazione a Benevento del 5° Campo Scuola SIPEM SoS Federazione dal 18 al 20 settembre 2026, il principale appuntamento formativo nazionale dedicato alla psicologia dell’emergenza.

In questa intervista Sara Cicchella approfondisce le principali lezioni emerse dall’esperienza dei Campi Flegrei e le prospettive future della disciplina.

La Protezione Civile della Campania ha maturato centinaia di giorni di attivazione legati agli eventi bradisismici, tra loro i volontari psicologi della SIPEM dalla cui esperienza nasce questo libro. Qual è il contributo degli psicologi in questa emergenza?

Il contributo degli psicologi dell’emergenza di SIPEM SoS Campania è stato innanzitutto quello di rendere visibile una dimensione spesso sottovalutata: l’impatto emotivo di un fenomeno che non si esaurisce nella scossa, ma continua nell’attesa, nell’incertezza e nella vita quotidiana delle persone. Nel bradisismo dei Campi Flegrei non siamo di fronte soltanto a un rischio geologico, ma a una condizione prolungata che entra nelle case, nelle famiglie, nelle scuole, nelle relazioni. Come psicologi abbiamo lavorato per ascoltare, contenere, normalizzare e orientare cittadini e comunità a dare un nome alle paure e a trasformarle in comportamenti più consapevoli. Il libro nasce proprio da questa esperienza sul campo: non come racconto astratto, ma come elaborazione di pratiche, modelli e apprendimenti maturati accanto alla popolazione flegrea e dentro il sistema di Protezione Civile.

L’Italia è un paese la cui storia è costellata di eventi sismici che hanno segnato intere generazioni, e si parla di traumi generazionali causati dai terremoti, come per il terremoto dell’Irpinia. Come Campi Flegrei sta influenzando la popolazione?

Il terremoto dell’80 in Irpinia indubbiamente è un evento tragico che testimonia come il trauma resti inciso nella memoria individuale e collettiva. Ancora oggi (…) è facile imbattersi nei racconti di chi ha perso un familiare, un amico, una casa o una parte della propria comunità.
La popolazione dei Campi Flegrei vive una forma di pressione emotiva molto particolare, perché il rischio non appartiene solo al passato né a un singolo evento traumatico già concluso.
Il bradisismo è un rischio che si ripresenta, che interrompe il sonno, un pasto o una doccia, che modifica le abitudini e costringe a interrogarsi continuamente sulla sicurezza della propria casa e dei propri cari.
Questo può produrre ansia, ipervigilanza, affaticamento e senso di impotenza (…). La sfida per il futuro è impedire che la paura diventi isolamento e favorire invece una trasformazione dell’allerta in preparazione, consapevolezza e legame sociale.

Quali sono gli effetti psicologici specifici di questa “emergenza senza evento”, cioè un fenomeno continuo nel tempo che non prevede una fine, e come devono adattarsi gli interventi degli psicologi?

L’emergenza senza evento è una condizione psicologicamente complessa perché mantiene il corpo e la mente in uno stato di preparazione continua. Non c’è una fine chiara, non c’è un dopo in cui collocare l’elaborazione.
Le persone possono oscillare tra paura intensa e assuefazione, tra bisogno di informarsi e desiderio di non sapere più nulla, tra fiducia e sfiducia.
Gli interventi psicologici devono quindi essere flessibili, continuativi e comunitari. Non basta intervenire dopo la scossa: occorre creare spazi di condivisione e senso, informazione emotivamente sostenibile, gruppi psicoeducativi, percorsi per bambini e famiglie, sostegno agli operatori e raccordo con i servizi territoriali.
In questo tipo di emergenza, la cura non è un atto episodico, ma una presenza competente e riconoscibile nel tempo.

In situazioni caratterizzate da forte incertezza scientifica e da un’intensa esposizione mediatica, il rapporto tra cittadini, istituzioni e comunità scientifica può diventare complesso. Quale ruolo può svolgere la psicologia dell’emergenza nel favorire una corretta percezione del rischio e nel sostenere la fiducia della popolazione?

La psicologia dell’emergenza può svolgere un ruolo di ponte, può connettere e costruire significato. Non sostituisce la comunicazione scientifica né quella istituzionale, ma aiuta a renderle comprensibili, accoglibili e realmente utili per le persone.
La percezione del rischio non dipende solo dai dati: dipende dalla fiducia, dalle esperienze precedenti, dalle emozioni e dal modo in cui le informazioni vengono comunicate.
Per questo è fondamentale lavorare su messaggi chiari, coerenti, non allarmistici ma nemmeno minimizzanti. La fiducia si costruisce quando le persone si sentono ascoltate (…) e quando ricevono indicazioni pratiche. In questo senso lo psicologo aiuta a trasformare l’informazione in consapevolezza e la consapevolezza in comportamento autoprotettivo.

Il terremoto del Friuli è generalmente considerato un evento fondativo per la nascita della Protezione Civile, Campi Flegrei rappresenta un nuovo stimolo di sviluppo su una emergenza continuativa che potremmo definire cronica?

Sì, credo che il bradisismo dei Campi Flegrei stia ponendo al sistema una domanda nuova e molto importante: come si gestisce un’emergenza quando l’evento non ha un confine temporale netto?
Le grandi emergenze del passato hanno insegnato molto sulla capacità di risposta immediata, sul soccorso e sulla ricostruzione. Qui, invece, siamo chiamati a pensare una Protezione Civile capace di stare nel tempo lungo, nella prevenzione, nella comunicazione continua e nella prossimità alle comunità. È un banco di prova per tutti: istituzioni, volontariato, sanità, scuola e professionisti della salute mentale.

Nel libro si parla delle principali criticità emotive che incontrano gli operatori dell’emergenza in un contesto cronico come quello dei Campi Flegrei? Quali strategie di tutela e supporto si sono dimostrate più efficaci?

Copertina del libro “Sciame sismico, sciame emotivo”

Abbiamo dedicato grande attenzione anche agli operatori, perché chi sostiene deve poter essere sostenuto. Non dimentichiamo, inoltre, che molti operatori sono essi stessi vittime di primo tipo.
In un contesto cronico le criticità non derivano soltanto dall’intensità dell’evento, ma dalla durata dell’esposizione: stanchezza, senso di responsabilità, difficoltà a staccare, frustrazione (…) e coinvolgimento emotivo verso cittadini che si incontrano più volte. Le strategie più efficaci sono quelle che rendono la tutela parte dell’organizzazione: briefing e debriefing, psicoeducazione, turnazione equilibrata, lavoro in équipe, riconoscimento dei segnali di sovraccarico, formazione continua e cura delle relazioni tra volontari.

Esiste un worst scenario in cui gli psicologi dell’emergenza delle varie regioni potrebbero essere chiamati a dare grande assistenza, in caso di evacuazione. Ci sono lezioni importanti che gli psicologi che sentono Campi Flegrei come un evento distante possono apprendere da questo libro?

È d’obbligo una premessa (…) nell’area flegrea insistono due rischi specifici e ben diversi: il rischio bradisismico e il rischio vulcanico. Solo in quest’ultimo caso, e nel caso di allerta rossa, il Piano di Protezione Civile prevede l’allontanamento autonomo o assistito della popolazione dall’area flegrea. Uno degli aspetti principali è che nessuna emergenza locale resta tale quando coinvolge numeri elevati di persone e una pianificazione nazionale. Gli psicologi dell’emergenza di altre regioni potrebbero trovarsi ad accogliere persone sradicate dai propri luoghi, dalle proprie reti e dalla propria quotidianità.
Questo richiede competenze specifiche: non solo capacità di ascolto del trauma acuto, ma attenzione alla perdita di continuità, all’identità territoriale, al senso di appartenenza e alla dignità delle persone evacuate. Il libro può aiutare a comprendere il prima, cioè il vissuto che precede un eventuale allontanamento.

L’esperienza maturata nei Campi Flegrei offre spunti che vanno oltre la psicologia dell’emergenza. Quali riflessioni e quali strumenti possono essere utili agli psicologi clinici che seguono in terapia persone residenti nell’area, anche quando la domanda di aiuto riguarda problematiche apparentemente diverse dal rischio sismico?

Uno degli insegnamenti più importanti è che il contesto va sempre ascoltato. Una persona può arrivare in terapia parlando di insonnia, irritabilità, difficoltà familiari, ansia generalizzata (…) senza collegare immediatamente questi vissuti al bradisismo. Vivere in un territorio esposto a un rischio continuo può diventare uno sfondo emotivo permanente, che influenza il corpo, le relazioni e la progettualità.
Può essere utile integrare nella valutazione anche una “anamnesi ambientale e comunitaria”: chiedere come la persona vive le scosse, cosa sa dei piani di emergenza, quali reti di supporto ha e quali significati attribuisce alla casa e al territorio.
Non si tratta di ricondurre tutto al rischio bradisismico, ma di non escluderlo.
La clinica, in questi casi, può dialogare con la psicologia dell’emergenza per aiutare le persone a recuperare un senso di continuità, competenza e agency nella propria vita quotidiana.


Il libro “Sciame sismico, sciame emotivo. Esperienze e modelli operativi di psicologia delle emergenze durante il bradisismo dei Campi Flegrei” è acquistabile nei principali store online.

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